Parrocchia Di Collegara-San Damaso

6 aprile 2015

Triduo Pasquale Vangeli E Commenti

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Armadio Degli Argenti, lavanda dei piedi. Da un disegno di Beato Angelico

Armadio Degli Argenti, lavanda dei piedi. Da un disegno di Beato Angelico

Dal Vangelo secondo Giovanni 13,1-15

Prima della festa di Pasqua, Gesù, sapendo che era giunta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, dopo aver amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine.
Mentre cenavano, quando gia il diavolo aveva messo in cuore a Giuda Iscariota, figlio di Simone, di tradirlo,
Gesù sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava,
si alzò da tavola, depose le vesti e, preso un asciugatoio, se lo cinse attorno alla vita.
Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugatoio di cui si era cinto.
Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: «Signore, tu lavi i piedi a me?».
Rispose Gesù: «Quello che io faccio, tu ora non lo capisci, ma lo capirai dopo».
Gli disse Simon Pietro: «Non mi laverai mai i piedi!». Gli rispose Gesù: «Se non ti laverò, non avrai parte con me».
Gli disse Simon Pietro: «Signore, non solo i piedi, ma anche le mani e il capo!».
Soggiunse Gesù: «Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto mondo; e voi siete mondi, ma non tutti».
Sapeva infatti chi lo tradiva; per questo disse: «Non tutti siete mondi».
Quando dunque ebbe lavato loro i piedi e riprese le vesti, sedette di nuovo e disse loro: «Sapete ciò che vi ho fatto?
Voi mi chiamate Maestro e Signore e dite bene, perché lo sono.
Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri.
Vi ho dato infatti l’esempio, perché come ho fatto io, facciate anche voi».

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Giovedì santo

Una vita donata

Le prescrizioni pasquali libro dell’Esodo, la memoria eucaristica che Paolo fa ai cristiani di Corinto e il vangelo della lavanda dei piedi ci hanno raccontato gli aspetti essenziali della Pasqua del Signore che, attraverso la liturgia dovremmo comprendere e approfondire sempre un po’ di più di anno in anno.

Nella seconda lettura Paolo dice: “Io ho ricevuto dal Signore quello che a mia volta vi ho trasmesso”. Questa cosa è importante perché ci dice che l’eucaristia non è qualcosa che la chiesa si è inventata, che si è data come precetto, ma è un gesto, un’azione che viene direttamente dal Signore e che così deve essere trasmessa.

Certo non possiamo limitarci a compiere il gesto, occorre andare profondamente dentro al significato: quel gesto avviene in un contesto molto particolare, nella notte in cui Gesù veniva tradito, e non soltanto da Giuda. Anche Pietro lo rinnega, gli altri fuggono tutti, è una notte di sfacelo, di rottura di tutti i legami comunitari. Nel vangelo si parla di amicizia e di fraternità, ma è sconvolgente pensare che l’eucaristia viene istituita proprio nel momento più fallimentare. In quella notte Gesù consegna il gesto del pane e del vino, consegna le parole che lo spiegano, consegna il significato esistenziale profondo attraverso il segno dalla lavanda dei piedi: tutto il culmine del suo affetto e della sua volontà di restare in alleanza viene celebrato proprio nella notte che smentisce l’alleanza.

Gesù sa molto bene di cosa siamo capaci tutti noi: di tradire, di rinnegare, di abbandonare. Eppure vuole fortemente fare questo gesto di comunione e di alleanza. Dunque celebra questa nuova alleanza a tavola, perché condividere il pasto è una delle esperienze umane più importanti e quotidiane. Già la pasqua ebraica era celebrata nella condivisione del pasto e Gesù riparte proprio da lì. C’è un pasto che è celebrazione dell’alleanza, il gesto più significativo è spezzare il pane, perché è il modo per poterlo condividere. Gesù allora prende il pane, cioè lo riceve, pronuncia un ringraziamento che è lode e benedizione a Dio, poi lo spezza. Quel pane è un dono ricevuto, ma non per trattenerlo per sè, è dono che va spezzato e condiviso, cioè distribuito a tutti quelli che stanno attorno alla tavola, in modo che tutti condividano lo stesso pane. In questo modo Gesù costituisce la comunità della tavola, di quelli che partecipano allo stesso pane, che sono partecipi alla comunione.

A tavola con Gesù non ci sono giusti, non ci sono persone degne. I vangeli raccontano spesso di Gesù a tavola: spezza il pane con Marta e Maria, con gli amici di Levi e con Zaccheo, entrambi pubblicani, con farisei e donne di malaffare, con le folle affamate e incapaci di capire cosa diceva e faceva… è stato a tavola con persone di ogni genere, ma sempre peccatori! Anche i discepoli, in questo ultimo pasto sono solo dei peccatori: hanno in cuore di tradirlo, di rinnegarlo, di abbandonarlo.

L’eucaristia che celebriamo è il memoriale di quel primo rito eucaristico, una comunione di donne e di uomini chiamati dal peccato, dalla condizione di peccatori, per essere alla tavola del Signore, per essere corpo di Cristo, perché la sua vita diventi la nostra vita.

Il tema della vita è ripreso anche dalle parole sul calice: Gesù dice che quel calice contiene il suo sangue, il sangue della nuova alleanza, quella definitiva che Dio aveva promesso dopo che il popolo aveva rotto quella precedente. È importante però comprendere che quel sangue non è un sacrificio rituale, come si faceva nel tempio uccidendo un agnello. Il sangue è la vita, la vita che scorre, la vita nel senso più esistenziale del termine. Gesù ha offerto la vita, la sua esistenza terrena. Certamente il culmine di questa sua offerta è la croce, ma questa è soltanto la logica conclusione una vita completamente donata, di una intera esistenza vissuta come offerta a Dio e agli uomini. Il sangue è tutta la vita di Gesù, tutta la sua vita umana che è stata un sacrificio esistenziale, una vita di servizio, di cura, di “amore fino alla fine” dei suoi fratelli e delle sue sorelle.

Il gesto che spiega tutto questo è raccontato da Giovanni come gesto di servizio umile e intimo, è il gesto che dobbiamo imitare, secondo le parole di Gesù stesso, ma possiamo farlo solo se prima ne riconosciamo la portata. Il primo aspetto da comprendere è che questa comunione di vita con Gesù è offerta a tutti: a Giuda che lo tradiva, a Pietro che lo rinnegava, a quei discepoli lenti a capire e senza il coraggio di dire la propria appartenenza a Gesù, e questa sera è offerta a noi. Siamo noi gli invitati, peccatori chiamati e amati dal Signore. Il secondo è riconoscere che questa vita ricevuta deve essere condivisa, il dono è sempre per tutti, così come ha fatto lui facciamo anche noi.

Commento di don Domenico Malmusi

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Dal Vangelo secondo Marco 16,1-7.
Passato il sabato, Maria di Màgdala, Maria di Giacomo e Salome comprarono oli aromatici per andare a imbalsamare Gesù.
Di buon mattino, il primo giorno dopo il sabato, vennero al sepolcro al levar del sole.
Esse dicevano tra loro: «Chi ci rotolerà via il masso dall’ingresso del sepolcro?».
Ma, guardando, videro che il masso era gia stato rotolato via, benché fosse molto grande.
Entrando nel sepolcro, videro un giovane, seduto sulla destra, vestito d’una veste bianca, ed ebbero paura.
Ma egli disse loro: «Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. E’ risorto, non è qui. Ecco il luogo dove l’avevano deposto.
Ora andate, dite ai suoi discepoli e a Pietro che egli vi precede in Galilea. Là lo vedrete, come vi ha detto».
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Pasqua veglia

Non abbiate paura

Nei venerdì di quaresima abbiamo riletto le cinque letture che precedono il vangelo in questa lunga e bellissima veglia pasquale. È stato importante dedicare una serata intera ad ognuno di questi testi, che sono così ricchi e così importanti per la storia della salvezza.

Una storia che non è frutto del caso ma di una precisa volontà di Dio, che ha desiderato, voluto e amato questo mondo e in particolare l’uomo, il frutto più bello e dolce di tutta la creazione. L’uomo che può fidarsi di Dio, come Abramo, attraverso un cammino a volte molto difficile, costellato di prove molto dure ma soprattutto segnato dalla presenza di Dio che come un liberatore interviene nella storia degli uomini. Dio, il cui amore è più forte della morte, non si è accontentato di annunciare questa verità ma ha voluto essere uno di noi. Dio si è spogliato della sua divinità e in Gesù è diventato un uomo, un uomo fra gli uomini che è nato, è cresciuto, è vissuto, è morto, proprio come ogni uomo. Un uomo che però era Dio e che è morto per far morire la morte e aprire a noi le porte della vita.

Ma accogliere e accettare questo percorso di vittoria della morte non è facile: la morte continua ad essere l’esperienza più drammatica della nostra vita, una separazione che spesso sentiamo come definitiva, insanabile.

Anche i discepoli la sentivano così. I discepoli uomini, da veri duri, coraggiosi, sono fuggiti. Le discepole donne si sono rassegnate e, al mattino del primo giorno dopo il sabato, vanno alla tomba per fare quelle unzioni tipiche della cultura mediorientale sul cadavere di quell’uomo che avevano seguito, amato e riconosciuto come profeta. Hanno preoccupazioni molto umane, molto pratiche durante il loro cammino. Spesso pensare alle cose pratiche ci aiuta a vincere il dolore, ci permette di non arrovellarci su domande non possono avere una risposta.

Ma, alzando gli occhi, le donne vedono che la pietra è già stata rotolata via, che la tomba è aperta. In pochi istanti, probabilmente, mille pensieri affollano le menti di quelle discepole, che comunque si comportano da donne coraggiose, desiderose di conoscere la verità e il senso di quella tomba aperta. Entrano insieme e trovano una grande sorpresa: non Gesù morto o vivo che sia, ma un giovane, vestito di bianco che dà loro la notizia incredibile: “Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. È risorto, non è qui. Ecco il luogo dove l’avevano posto”.

In queste poche parole c’è il cuore della nostra fede: il Crocifisso è risorto. La croce e la gloria sono i due aspetti inscindibile dello stesso mistero, le due facce della stessa medaglia. Non basta dire che la vita ha trionfato sulla morte, non è sufficiente riconoscere che Dio può far tornare dai morti. Ricordare la croce, fare memoria di questo strumento di morte significa riconoscere che la risurrezione è la vittoria dell’amore sulla morte. Solo una vita totalmente donata nell’amore vince la morte. Gesù non risorge perché era Dio, o perché il Padre lo ha miracolato, o per qualsiasi altro motivo legato al suo essere divino. Gesù risorge perché è stato crocifisso, perché ha saputo andare fino in fondo a quel dono d’amore che giovedì sera abbiamo celebrato: “Prima della festa di Pasqua, Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine”. È l’aver amato fino alla fine che ha aperto la via della risurrezione.

La Pasqua allora per noi non è semplicemente la commemorazione di un evento grandioso, ma la celebrazione di un modo di vivere: Se siamo risorti con Cristo cerchiamo le cose di lassù, cioè viviamo come lui, dice Paolo ai cristiani di Colossi, viviamo una vita fatta di dono nella libertà e per amore. Nella filosofia e anche nella psicologia si associano spesso amore e morte, éros e thánatos, ma l’annuncio cristiano associa invece amore e risurrezione, perché l’amore è più forte della morte, l’amore è risurrezione.

Davanti all’annuncio del giovane nel sepolcro però le donne ammutoliscono. Davanti alla croce l’uomo ha paura e tace, ma anche davanti alla risurrezione l’uomo ha paura e tace. Non c’è nulla di strano in questo, la bibbia ci ricorda molto spesso che davanti alle grandi manifestazioni di Dio l’uomo ha paura e tace, per questo gli annunci iniziano spesso, come oggi, con le parole: “Non abbiate paura!”. La paura blocca, paralizza, rende sordi e muti, incapaci di mostrare la propria fede. Non abbiate paura voi, l’amore è più forte della morte, Gesù è la nostra prova, e noi possiamo viverlo e annunciarlo.

Commento di don Domenico Malmusi

Giotto - Ressurezione, Noli me tangere, Padova cappella degli Scrovegni

Giotto – Ressurezione, Noli me tangere, Padova cappella degli Scrovegni

Dal Vangelo Giovanni 20,1-9.
Nel giorno dopo il sabato, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di buon mattino, quand’era ancora buio, e vide che la pietra era stata ribaltata dal sepolcro.
Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!».
Uscì allora Simon Pietro insieme all’altro discepolo, e si recarono al sepolcro.
Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro.
Chinatosi, vide le bende per terra, ma non entrò.
Giunse intanto anche Simon Pietro che lo seguiva ed entrò nel sepolcro e vide le bende per terra,
e il sudario, che gli era stato posto sul capo, non per terra con le bende, ma piegato in un luogo a parte.
Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette.
Non avevano infatti ancora compreso la Scrittura, che egli cioè doveva risuscitare dai morti.

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Pasqua giorno

Cristo è risorto

L’annuncio di Pasqua che risuona gioioso nelle nostre chiese: “Il Signore è risorto”, non è certo lo stesso annuncio che circolava fra i discepoli nel giorno della risurrezione. Un giorno certamente determinante, ma altrettanto certamente non il giorno della fede piena, vera. La fede richiede sempre un percorso, c’è sempre un cammino da fare per credere e questo cammino, come ogni cammino, non è sempre uguale, a volte è lento e tranquillo come una passeggiata, altre volte è trascinato e faticoso come quando si trasporta un peso, altre volte è energico pieno di entusiasmo, altri tratti sono più concitati, ansiosi, guidati dalla fretta e dalla paura.

Questo è il tratto di cammino che si trovano a percorrere Maria, Pietro, Giovanni e, in qualche modo anche gli altri discepoli, nel giorno della risurrezione. Il racconto è pieno di agitazione e turbamento, caratterizzato dalla corsa e da un continuo entrare e uscire dai luoghi più diversi: Maria giunge al sepolcro, poi corre e giunge da Pietro che esce con un altro che giunge prima al sepolcro ma non entra, giunge Pietro ed entra, poi entra l’altro… c’è davvero un grande movimento in questo racconto, il movimento della fede. Si può credere solo se si è in movimento. Maria si muove, certo è mossa da un affetto che sa ancora di morte seppure, forse inconsciamente, annuncia l’assenza di Gesù non come il trafugamento di un cadavere ma come l’assenza di un vivente: “Hanno portato via il Signore…”. Ci sono intuizioni nella vita che hanno bisogno di tempo per diventare coscienti, ma che sono già un inizio. Poi il racconto mostra che il movimento coinvolge anche altri. Sempre! L’annuncio di Maria non è l’annuncio vero pasquale, eppure mette in moto altri, la ricerca diventa comune. Noi giungiamo insieme alla fede. Con tempi diversi, con percorsi più o meno tortuosi ma insieme, nella comunità.

Il primo passo per giungere alla fede, per credere alla risurrezione è quello di uscire, come fa Pietro. Uscire da noi stessi, dalle nostre convinzioni, dalle nostre abitudini, dalle nostre tristezze, dalle durezze. Ma questo è solo l’inizio, tant’è che il vangelo (al v 10) annota che i discepoli tornarono di uovo a casa, proprio al punto di partenza. Sappiamo poi che quella casa resterà sbarrata per molto tempo ancora, sentiremo domenica prossima la storia di Tommaso e il suo percorso di fede, dovremo aspettare pentecoste perché la casa non sia più il luogo delle chiusure e delle durezze.

Occorre uscire da sé, ma anche avere il coraggio di entrare nel sepolcro. L’entrare nel sepolcro da parte di Pietro e poi di Giovanni non è semplicemente la cronaca dell’evento ma una chiara indicazione simbolica: occorre saper affrontare il luogo della morte. La nostra vita è segnata da moltissimi ‘luoghi di morte’, il lutto, la separazione, l’abbandono, la fine di relazioni e di amicizie, l’incapacità di comunicare, sono tutte situazione che fanno entrare in noi la morte, cioè la tristezza, la disillusione, la rabbia e ci rendono a nostra volta luoghi di morte, comunicatori di amarezza. Bisogna entrare nelle situazioni di morte sapendo guardare oltre la morte e vivendo la risurrezione, che è molto di più che una generica fiducia nella vita o nella primavera che rinasce. La fede nella risurrezione è caratterizzata dal credere che la vita nasce dalla morte grazie alla forza dell’amore di Gesù Cristo. Amando, o almeno cercando di amare, come lui, fidandosi del suo amore per noi possiamo entrare nella dinamica della risurrezione.

L’ultimo aspetto che emerge da questo racconto è l’importanza del vedere. Anche il verbo vedere è ripetuto molte volte nel racconto, fa parte del movimento che abbiamo già visto. Ma il vedere non è sempre uguale: c’è un vedere la pietra ribaltata, che fa nascere dubbi di trafugamento, c’è un vedere le bende che non permette di entrare, un vedere il sudario in modo semplicemente razionale e, infine un vedere per la fede: “Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette”. Anche questo però è solo un inizio di fede, per completare il cammino occorre la comprensione delle scritture! La consapevolezza di essere amati da Gesù, questo che vede e crede è il discepolo amato, e la fede nelle scritture sono i due elementi che consentono di fare il salto della fede.

Il discepolo amato vede le stesse cose che vedono gli altri, i segni dell’assenza, ma la certezza dell’amore di Gesù lo rende capace di vivere “l’intimità della sua assenza ardente” rubando le parole a R. M. Rilke, il più grande poeta di lingua tedesca dell’età moderna. Cercare l’assente, vedere colui che è invisibile sono caratteristiche che anche oggi permettono la ricerca del Signore. L’assenza di Dio da motivo di lamento deve passare a una condizione di ricerca. E, con la Scrittura letta e compresa nella comunità e con la comunità, diventa fede matura capace di annunciare a tutti: Cristo è risorto, è veramente risorto.

Commento di don Domenico Malmusi

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4 maggio 2014

Vangelo E Commento Domenica 4 Maggio – III di Pasqua

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Michelangelo Merisi da Caravaggio- Cena in Emmaus, 1601-1602, olio su tela, National Gallery, Londra

Michelangelo Merisi da Caravaggio- Cena in Emmaus, 1601-1602, olio su tela, National Gallery, Londra

Dal Vangelo secondo Luca 24,13-35.

In quello stesso giorno, il primo della settimana, due discepoli di Gesù erano in cammino per un villaggio distante circa sette miglia da Gerusalemme, di nome Emmaus,
e conversavano di tutto quello che era accaduto.
Mentre discorrevano e discutevano insieme, Gesù in persona si accostò e camminava con loro.
Ma i loro occhi erano incapaci di riconoscerlo.
Ed egli disse loro: «Che sono questi discorsi che state facendo fra voi durante il cammino?». Si fermarono, col volto triste;
uno di loro, di nome Clèopa, gli disse: «Tu solo sei così forestiero in Gerusalemme da non sapere ciò che vi è accaduto in questi giorni?».
Domandò: «Che cosa?». Gli risposero: «Tutto ciò che riguarda Gesù Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo;
come i sommi sacerdoti e i nostri capi lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e poi l’hanno crocifisso.
Noi speravamo che fosse lui a liberare Israele; con tutto ciò son passati tre giorni da quando queste cose sono accadute.
Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; recatesi al mattino al sepolcro
e non avendo trovato il suo corpo, son venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo.
Alcuni dei nostri sono andati al sepolcro e hanno trovato come avevan detto le donne, ma lui non l’hanno visto».
Ed egli disse loro: «Sciocchi e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti!
Non bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?».
E cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui.
Quando furon vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano.
Ma essi insistettero: «Resta con noi perché si fa sera e il giorno gia volge al declino». Egli entrò per rimanere con loro.
Quando fu a tavola con loro, prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro.
Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma lui sparì dalla loro vista.
Ed essi si dissero l’un l’altro: «Non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava con noi lungo il cammino, quando ci spiegava le Scritture?».
E partirono senz’indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro,
i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone».
Essi poi riferirono ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.
I

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Pasqua III

Il secondo annuncio

I racconti delle apparizioni di Gesù risorto hanno tutti un tratto comune che è dato dall’incapacità di riconoscere immediatamente il Signore. Maria di Magdala l’aveva scambiato per il custode del giardino, sul lago di Tiberiade non è riconosciuto, qui è preso un viandante. Gesù, il maestro e l’amico, è diventato un estraneo, un forestiero. Il vangelo riporta diverse volte l’annuncio che Gesù sarebbe risorto secondo le scritture, ma questa parola non è entrata nel cuore dei discepoli e l’annuncio delle donne non li convince. Soltanto Tommaso ha il coraggio di manifestare la sua difficoltà a credere, ma tutti gli altri dimostrano di essere sulla sua stessa barca, di avere un cuore duro, lento. Proprio per questo motivo il racconto che i due di Emmaus fanno allo straniero è un racconto vuoto. Eppure è il primo e vero annuncio pasquale, tecnicamente è molto corretto, ma non c’è vita, è assolutamente privo di gioia, di speranza. Per loro Gesù è morto. Irrimediabilmente morto. E allora hanno il volto triste, la voce mesta di chi è senza speranza. Il cuore è lento e duro, impietrito, così come le orecchie che non hanno saputo ascoltare la Scrittura e gli occhi ciechi che non vedono Gesù.

Allora Gesù ‘cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui’, riprende cioè a spiegare la Scrittura con la pazienza del buon maestro, con la vitalità di chi vive ciò di cui parla. Tanto che poco i dopo i discepoli riconosceranno che mentre parlava il loro cuore ardeva, cioè si sentivano partecipi, pieni di energia, di affetto.

Però questo ardore non è ancora sufficiente: per riconoscere Gesù occorre un segno. Maria lo riconosce sentendosi chiamare per nome, Tommaso dalle ferite, sul lago dalla pesca prodigiosa, qui dal segno del pane spezzato. Finalmente, davanti a questo gesto c’è il riconoscimento, la gioia, la comprensione piena di ciò che si muove dentro di loro.

Poi, in pochissime parole il racconto arriva alla conclusione. Sembra che il culmine del racconto ci sia già stato, tutto la narrazione conduceva al momento del riconoscimento, il resto è quasi un di più. Invece proprio queste ultime parole così semplici, talmente sobrie da sembrare quasi scarne sono importantissime per noi.

Se avete notato il racconto contiene due annunci pasquali: il primo, quello fatto al viandante sconosciuto, dal punto di vista dottrinale è molto corretto, esaustivo, però è senza vita, il secondo, quello del ritorno a Gerusalemme è povero di parole ma pieno di entusiasmo e di vita. Questa differenza è fondamentale, l’evangelista ci sta dicendo che esiste un annuncio della risurrezione che per quanto corretto, completo di tutti i particolari, spiegato con cura non dice nulla. Quello che è credibile è il secondo annuncio un annuncio che prima di essere preoccupato della correttezza formale è testimonianza della propria esperienza, dell’incontro personale e del riconoscimento del Signore nel segno del pane spezzato. C’è stato un cammino, la nascita di una relazione, un’esperienza di condivisione – il pane spezzato non è una sorta di formula magica, ma la volontà di condividere, il nutrirsi insieme – ed è proprio questo che rende credibili le parole dei discepoli. Parole che raccontano un’esperienza, una vita, non una teoria o una filosofia. Parole che non sono tanto una cronaca degli eventi vissuti ma la condivisione del senso che quegli eventi hanno dato alla vita di ciascuno dei due discepoli.

Questo è il vero annuncio pasquale, non le formule dottrinali ma la vita, vera, vissuta, raccontata. C’è annuncio evangelico non quando esponiamo concetti dottrinali, che sono sempre un po’ astratti, ma quando raccontiamo qualcosa che ci è accaduto, che tocca il cuore della nostra esistenza che diventa esperienza di fraternità, di condivisione. Quando il finto dialogo che rimpalla le cose fra l’uno e l’altro – ciò che succede fra i due discepoli all’inizio del vangelo – diventa alleanza e comunione.

È questo che ormai di diversi anni cerchiamo di fare con il nostro progetto di catechesi: non ci interessa principalmente comunicare concetti dottrinali, quelli sono scritti su tutti i libri, si trovano su internet, sono accessibili a tutti; ci interessa comunicare la vita, condividere l’esperienza della fede, raccontare il nostro incontro con Gesù risorto, unica speranza di vita. E vogliamo farlo aprendo gli occhi davanti al pane spezzato, questo pane che ora spezziamo nella nostra celebrazione eucaristica e che diventa la fonte e il vertice della condivisione di cui siamo capaci nella vita. Questo è il vero annuncio evangelico, il secondo annuncio, cioè la narrazione della nostra fede.

Commento di don Domenico Malmusi

15 aprile 2014

Avvisi Della Settimana Santa:

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Mercoledi 16 aprile

ore 21: Prove dei Canti
Sono i canti delle Celebrazioni del triduo…. Tutti quelli della comunità sono invitati !!!

Giovedì santo 17 aprile
7:30 preghiera cappella canonica
17:00 Confessioni
21:00 messa nella Cena del Signore (lavanda dei piedi)
Adorazione Eucaristica fino a mezzanotte

Venerdì santo 18 aprile
7:30 preghiera
15,00 Via Crucis in particolare per i bambini
16.00 Confessioni
21:00 Azione liturgica del Venerdì santo

Sabato santo 19 aprile
7:30 preghiera
15:00 confessioni
Ore 22:00 Veglia Pasquale

Domenica 20 aprile Pasqua di Resurrezione
Ore 8.30 e 11,15 Messa a Collegara

21 aprile Lunedì dell’angelo
8,30 messa presso l’istituto delle Clarisse F.M.Ss.S. Via Scartazza
11,15 messa a Collegara

12 maggio 2013

Tempo Di Pasqua 12-18 Maggio

Filed under: Riflessioni — Insieme @ 15:18
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Preghiera del mattino

Salmo 47. Gloria al Signore, re dell’universo

(46) Regno di Dio. Per il maestro del coro. Dei figli di Core. Salmo.

Popoli tutti, battete le mani

gridate a Dio con canti di gioia

perché il Signore è l’Altissimo, il Temibile

il grande Re di tutta la terra.

A noi ha sottomesso i popoli

le genti sotto i nostri piedi

egli ci ha scelto come proprietà:

ecco la fierezza di Giacobbe, che egli ama.

Ascende Dio tra acclamazioni

il Signore al suono del corno

cantate al nostro Dio, cantate

cantate al nostro Re, cantate.

Dio è il Re di tutta la terra

cantate inni con arte

Dio regna su tutte le genti

Dio siede sul suo trono santo.

I capi dei popoli si riuniscono

ecco il popolo del Dio di Abramo

appartengono a Dio i poteri della terra

egli su tutti si è innalzato.

Vangelo

domenica Lc 24,46-53

lunedì Gv 16,29-33

martedì Gv 15,9-17

mercoledì Gv 17,11-19

giovedì Gv 17,20-26

venerdì Gv 21,15-19

sabato Gv 21,20-25

Silenzio

Invocazioni

R. Lode a te, Signore di Gloria!

Signore Gesù, sei stato elevato sulla croce: ora il Padre ti innalza nella sua gloria.

Hai offerto preghiere con forti grida e lacrime; vieni in aiuto a quelli che subiscono la prova.

Hai imparato l’obbedienza dalle cose che hai patito: oggi sei causa di salvezza per quanti ti obbediscono.

Hai offerto una volta per tutte la tua vita in sacrificio: oggi mandi a noi il tuo Spirito consolatore.

Sei apparso per annullare il peccato del mondo: apparirai una seconda volta a quelli che ti attendono.

Preghiamo:

Signore nostro Dio, glorificando il tuo Figlio Gesù ci hai fatti passare dalle tenebre alla tua ammirabile luce: risveglia i nostri cuori assopiti, illumina quelli che ti cercano e fa risplendere su di noi la stella del mattino, Gesù Cristo, nostro Signore, il Vivente ora e nei secoli dei secoli. – Amen.

Padre nostro

Preghiera della sera

Salmo 128. La felicità della famiglia

(127) Sapienziale. Canto delle salite.

Beato l’uomo che teme il Signore

e cammina nelle sue vie

tu vivrai del lavoro delle tue mani

sarai beato e nel bene.

La tua sposa è come vigna feconda

nell’intimo della tua casa

i tuoi figli come piante d’olivo

intorno alla tua tavola,

ecco, com’è benedetto

chi teme il Signore.

Il Signore ti benedica da Sion

ogni giorno della tua vita

che tu veda il bene di Gerusalemme

e i figli dei tuoi figli.

Sia pace su Israele!

Salmo 129. Richiesta di aiuto contro i nemici

(128) Supplica. Canto delle salite.

Dalla giovinezza mi hanno tanto osteggiato

lo dica Israele

dalla giovinezza mi hanno tanto osteggiato

ma non hanno prevalso su di me.

Sul mio dorso hanno arato gli aratori

hanno scavato profondi solchi

ma il Signore, che è giusto, ha spezzato

i lacci degli empi.

Sono confusi e tornano indietro

i nemici di Sion

essi sono come l’erba sui tetti

prima di essere strappata si secca.

Non riempie la mano a chi la strappa

né il grembo a chi la coglie

e i passanti non possono dire:

«La benedizione del Signore è su di voi!

Vi benediciamo nel Nome del Signore!».

Lettura

domenica At 1,1-11

lunedì At 19,1-8

martedì At 1,15-17.20-26

mercoledì At 20,28-38

giovedì At 22,30;23,6-11

venerdì At 25,13-21

sabato At 28,16-20.30-31

Silenzio

Invocazioni

R. Amen, amen. Alleluja!

Signore, tu hai compiuto la tua opera: vincitore sulla morte e sugli inferi, sei entrato in cielo alla destra del Padre.

Sei stato elevato da terra in mezzo ai tuoi discepoli, sei stato assunto in cielo e tornerai un giorno allo stesso modo.

Le creature dei cieli hanno trasalito di gioia, la sorte di noi uomini è mutata, l’uomo ha peccato ma tu, uomo e Dio, hai espiato.

Sacerdote santo e unico nostro mediatore, tu presenti al Padre il sacrificio offerto una volta per tutte sulla croce.

Esaltato alla destra di Dio Padre, hai ricevuto il Nome che è al di sopra di ogni nome e ogni lingua proclama che tu sei Signore.

Preghiamo:

Dio fedele, Gesù Cristo, tuo Figlio e nostro fratello, asceso alla tua destra nei cieli, ci prepara una dimora e intercede per noi: abbi pietà di quanti si credono abbandonati e mantieni i nostri sguardi rivolti verso colui che tornerà a prenderci con sé per sempre nel regno eterno, benedetto ora e nei secoli dei secoli.

-Amen

Padre nostro

Tempo di Pasqua

12-18 maggio

Preghiera del mattino

Salmo 47. Gloria al Signore, re dell’universo

(46) Regno di Dio. Per il maestro del coro. Dei figli di Core. Salmo.

Popoli tutti, battete le mani

gridate a Dio con canti di gioia

perché il Signore è l’Altissimo, il Temibile

il grande Re di tutta la terra.

A noi ha sottomesso i popoli

le genti sotto i nostri piedi

egli ci ha scelto come proprietà:

ecco la fierezza di Giacobbe, che egli ama.

Ascende Dio tra acclamazioni

il Signore al suono del corno

cantate al nostro Dio, cantate

cantate al nostro Re, cantate.

Dio è il Re di tutta la terra

cantate inni con arte

Dio regna su tutte le genti

Dio siede sul suo trono santo.

I capi dei popoli si riuniscono

ecco il popolo del Dio di Abramo

appartengono a Dio i poteri della terra

egli su tutti si è innalzato.

Vangelo

domenica Lc 24,46-53

lunedì Gv 16,29-33

martedì Gv 15,9-17

mercoledì Gv 17,11-19

giovedì Gv 17,20-26

venerdì Gv 21,15-19

sabato Gv 21,20-25

Silenzio

Invocazioni

R. Lode a te, Signore di Gloria!

Signore Gesù, sei stato elevato sulla croce: ora il Padre ti innalza nella sua gloria.

Hai offerto preghiere con forti grida e lacrime; vieni in aiuto a quelli che subiscono la prova.

Hai imparato l’obbedienza dalle cose che hai patito: oggi sei causa di salvezza per quanti ti obbediscono.

Hai offerto una volta per tutte la tua vita in sacrificio: oggi mandi a noi il tuo Spirito consolatore.

Sei apparso per annullare il peccato del mondo: apparirai una seconda volta a quelli che ti attendono.

Preghiamo:

Signore nostro Dio, glorificando il tuo Figlio Gesù ci hai fatti passare dalle tenebre alla tua ammirabile luce: risveglia i nostri cuori assopiti, illumina quelli che ti cercano e fa risplendere su di noi la stella del mattino, Gesù Cristo, nostro Signore, il Vivente ora e nei secoli dei secoli. – Amen.

Padre nostro

Preghiera della sera

Salmo 128. La felicità della famiglia

(127) Sapienziale. Canto delle salite.

Beato l’uomo che teme il Signore

e cammina nelle sue vie

tu vivrai del lavoro delle tue mani

sarai beato e nel bene.

La tua sposa è come vigna feconda

nell’intimo della tua casa

i tuoi figli come piante d’olivo

intorno alla tua tavola,

ecco, com’è benedetto

chi teme il Signore.

Il Signore ti benedica da Sion

ogni giorno della tua vita

che tu veda il bene di Gerusalemme

e i figli dei tuoi figli.

Sia pace su Israele!

Salmo 129. Richiesta di aiuto contro i nemici

(128) Supplica. Canto delle salite.

Dalla giovinezza mi hanno tanto osteggiato

lo dica Israele

dalla giovinezza mi hanno tanto osteggiato

ma non hanno prevalso su di me.

Sul mio dorso hanno arato gli aratori

hanno scavato profondi solchi

ma il Signore, che è giusto, ha spezzato

i lacci degli empi.

Sono confusi e tornano indietro

i nemici di Sion

essi sono come l’erba sui tetti

prima di essere strappata si secca.

Non riempie la mano a chi la strappa

né il grembo a chi la coglie

e i passanti non possono dire:

«La benedizione del Signore è su di voi!

Vi benediciamo nel Nome del Signore!».

Lettura

domenica At 1,1-11

lunedì At 19,1-8

martedì At 1,15-17.20-26

mercoledì At 20,28-38

giovedì At 22,30;23,6-11

venerdì At 25,13-21

sabato At 28,16-20.30-31

Silenzio

Invocazioni

R. Amen, amen. Alleluja!

Signore, tu hai compiuto la tua opera: vincitore sulla morte e sugli inferi, sei entrato in cielo alla destra del Padre.

Sei stato elevato da terra in mezzo ai tuoi discepoli, sei stato assunto in cielo e tornerai un giorno allo stesso modo.

Le creature dei cieli hanno trasalito di gioia, la sorte di noi uomini è mutata, l’uomo ha peccato ma tu, uomo e Dio, hai espiato.

Sacerdote santo e unico nostro mediatore, tu presenti al Padre il sacrificio offerto una volta per tutte sulla croce.

Esaltato alla destra di Dio Padre, hai ricevuto il Nome che è al di sopra di ogni nome e ogni lingua proclama che tu sei Signore.

Preghiamo:

Dio fedele, Gesù Cristo, tuo Figlio e nostro fratello, asceso alla tua destra nei cieli, ci prepara una dimora e intercede per noi: abbi pietà di quanti si credono abbandonati e mantieni i nostri sguardi rivolti verso colui che tornerà a prenderci con sé per sempre nel regno eterno, benedetto ora e nei secoli dei secoli.

-Amen

Padre nostro

5 maggio 2013

Tempo Di Pasqua 5-11 Maggio

Filed under: Riflessioni,Senza categoria — Insieme @ 15:23
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Preghiera del mattino

Salmo 136. L’amore di Dio è per sempre
(135) Inno

Rendete grazie al Signore, egli è buono:
il suo amore è per sempre!
rendete grazie al Dio degli dèi:
il suo amore è per sempre!
rendete grazie al Signore dei signori:
il suo amore è per sempre!

Lui solo ha fatto grandi prodigi:
il suo amore è per sempre!
ha fatto i cieli con sapienza:
il suo amore è per sempre!
ha disteso la terra sulle acque:
il suo amore è per sempre!

Ha fatto i grandi luminari:
il suo amore è per sempre!
il sole per governare il giorno:
il suo amore è per sempre!
la luna e le stelle per governare la notte:
il suo amore è per sempre!

Ha colpito nei primogeniti l’Egitto:
il suo amore è per sempre!
da quella terra ha fatto uscire Israele:
il suo amore è per sempre!
con mano forte e braccio disteso:
il suo amore è per sempre!

Ha diviso il mar Rosso in due parti:
il suo amore è per sempre!
nel suo mezzo ha fatto passare Israele:
il suo amore è per sempre!
vi ha sommerso il faraone e la sua armata:
il suo amore è per sempre!

Ha guidato il suo popolo nel deserto:
il suo amore è per sempre!
ha colpito sovrani terribili:
il suo amore è per sempre!
ha ucciso sovrani potenti:
il suo amore è per sempre!

Seon, il re degli Amorrei:
il suo amore è per sempre!
e Og, il re di Basan:
il suo amore è per sempre!

Ha dato la loro terra in possesso:
il suo amore è per sempre!
in possesso a Israele suo servo:
il suo amore è per sempre!
si è ricordato della nostra schiavitù:
il suo amore è per sempre!

Ci ha strappati ai nostri oppressori:
il suo amore è per sempre!
a ogni vivente dona il pane:
il suo amore è per sempre!
rendete grazie al Dio dei cieli:
il suo amore è per sempre!

Vangelo
domenica Gv 14,23-29
lunedì Gv 15,26-16,4
martedì Gv 16,5-11
mercoledì Gv 16,12-15
giovedì Gv 16,16-20
venerdì Gv 16,20-23
sabato Gv 16,23-28

Silenzio

Invocazioni
R. Tu sei il Signore vivente!

Ricordati di quelli che festeggiano la tua resurrezione: essi annunciano al mondo che tu sei il Signore vivente. R.

Ricordati di quelli che si fanno servi dei fratelli:
anche senza conoscerti sono da te benedetti. R.

Ricordati di quelli che si sono allontanati dalla vita ecclesiale: per il battesimo ricevuto continuano a portare il tuo Nome. R.

Ricordati, Signore, dei figli di Israele: sono il popolo delle promesse e delle alleanze mai revocate. R.

Ricordati, Signore, di tutte le genti e di tutte le culture: lo Spirito santo è presente nella loro ricerca della verità R.

Ricordati di tutti gli uomini di buona volontà:
nel loro cuore opera invisibilmente la grazia. R.

Preghiamo:
Padre santo, tuo Figlio Gesù ha manifestato la sua pienezza di Dio nell’umiltà della nostra condizione umana: la nostra debolezza, la nostra miseria e la nostra sofferenza invase dalla luce della resurrezione si aprano alla tua gloria e saremo tuoi figli nei secoli dei secoli. – Amen.

Padre nostro

Preghiera della sera

Salmo 127. Ogni sforzo è vano senza l’aiuto di Dio
(126) Sapienziale. Canto delle salite. Di Salomone.

Se il Signore non costruisce la casa
i costruttori si affaticano invano
se il Signore non veglia sulla città
invano veglia la sentinella.

Invano vi alzate presto al mattino
e ritardate il vostro riposo alla sera
per mangiare un pane di fatica:
Dio ne fa dono al suo amico quando dorme.

Ecco i figli: sono proprietà del Signore
il frutto del ventre: un suo dono
come frecce in mano a un forte
sono i figli avuti in giovinezza.

Beato l’uomo che ne ha piena la faretra,
se affronta i suoi nemici alla porta
non rischierà di essere umiliato.

Lettura
domenica At 15,1-2.22-29
lunedì At 16,11-15
martedì At 16,22-34
mercoledì At 17,15.22-18,1
giovedì At 18,1-8
venerdì At 18,9-18
sabato At 18,23-28

Silenzio

Invocazioni

R. Ascolta la nostra preghiera!

Signore risorto ti sei fatto presente in mezzo ai tuoi amici: vieni a sigillare con la pace ogni comunione fraterna. R.

Signore risorto hai effuso il tuo Spirito sui tuoi discepoli: vieni a rinnovare la tua chiesa con energie spirituali. R.

Signore risorto hai inviato i tuoi fratelli ad annunciare il perdono: vieni a suscitare testimoni della tua inesauribile misericordia. R.

Signore risorto Tommaso ti ha confessato suo Signore e suo Dio: vieni a confermare nella fede quelli che dubitano. R.

Signore risorto hai chiamato beati quelli che credono senza avere visto: vieni ad accogliere il nostro amore per te.R.

Preghiamo:
Signore Dio,
in questi giorni pasquali la tua vigna, la chiesa
riceve una linfa nuova:
mantieni i tralci uniti alla vite
e allora una medesima carità
ci farà vivere gli uni per gli altri
in colui che è morto e risorto per noi
Gesù il Messia, nostro unico Signore.
-Amen

Padre nostro

Tempo di Pasqua
5-11 maggio
Preghiera del mattino

Salmo 136. L’amore di Dio è per sempre
(135) Inno

Rendete grazie al Signore, egli è buono:
il suo amore è per sempre!
rendete grazie al Dio degli dèi:
il suo amore è per sempre!
rendete grazie al Signore dei signori:
il suo amore è per sempre!

Lui solo ha fatto grandi prodigi:
il suo amore è per sempre!
ha fatto i cieli con sapienza:
il suo amore è per sempre!
ha disteso la terra sulle acque:
il suo amore è per sempre!

Ha fatto i grandi luminari:
il suo amore è per sempre!
il sole per governare il giorno:
il suo amore è per sempre!
la luna e le stelle per governare la notte:
il suo amore è per sempre!

Ha colpito nei primogeniti l’Egitto:
il suo amore è per sempre!
da quella terra ha fatto uscire Israele:
il suo amore è per sempre!
con mano forte e braccio disteso:
il suo amore è per sempre!

Ha diviso il mar Rosso in due parti:
il suo amore è per sempre!
nel suo mezzo ha fatto passare Israele:
il suo amore è per sempre!
vi ha sommerso il faraone e la sua armata:
il suo amore è per sempre!

Ha guidato il suo popolo nel deserto:
il suo amore è per sempre!
ha colpito sovrani terribili:
il suo amore è per sempre!
ha ucciso sovrani potenti:
il suo amore è per sempre!

Seon, il re degli Amorrei:
il suo amore è per sempre!
e Og, il re di Basan:
il suo amore è per sempre!

Ha dato la loro terra in possesso:
il suo amore è per sempre!
in possesso a Israele suo servo:
il suo amore è per sempre!
si è ricordato della nostra schiavitù:
il suo amore è per sempre!

Ci ha strappati ai nostri oppressori:
il suo amore è per sempre!
a ogni vivente dona il pane:
il suo amore è per sempre!
rendete grazie al Dio dei cieli:
il suo amore è per sempre!

Vangelo
domenica Gv 14,23-29
lunedì Gv 15,26-16,4
martedì Gv 16,5-11
mercoledì Gv 16,12-15
giovedì Gv 16,16-20
venerdì Gv 16,20-23
sabato Gv 16,23-28

Silenzio

Invocazioni
R. Tu sei il Signore vivente!

Ricordati di quelli che festeggiano la tua resurrezione: essi annunciano al mondo che tu sei il Signore vivente. R.

Ricordati di quelli che si fanno servi dei fratelli:
anche senza conoscerti sono da te benedetti. R.

Ricordati di quelli che si sono allontanati dalla vita ecclesiale: per il battesimo ricevuto continuano a portare il tuo Nome. R.

Ricordati, Signore, dei figli di Israele: sono il popolo delle promesse e delle alleanze mai revocate. R.

Ricordati, Signore, di tutte le genti e di tutte le culture: lo Spirito santo è presente nella loro ricerca della verità R.

Ricordati di tutti gli uomini di buona volontà:
nel loro cuore opera invisibilmente la grazia. R.

Preghiamo:
Padre santo, tuo Figlio Gesù ha manifestato la sua pienezza di Dio nell’umiltà della nostra condizione umana: la nostra debolezza, la nostra miseria e la nostra sofferenza invase dalla luce della resurrezione si aprano alla tua gloria e saremo tuoi figli nei secoli dei secoli. – Amen.

Padre nostro

Preghiera della sera

Salmo 127. Ogni sforzo è vano senza l’aiuto di Dio
(126) Sapienziale. Canto delle salite. Di Salomone.

Se il Signore non costruisce la casa
i costruttori si affaticano invano
se il Signore non veglia sulla città
invano veglia la sentinella.

Invano vi alzate presto al mattino
e ritardate il vostro riposo alla sera
per mangiare un pane di fatica:
Dio ne fa dono al suo amico quando dorme.

Ecco i figli: sono proprietà del Signore
il frutto del ventre: un suo dono
come frecce in mano a un forte
sono i figli avuti in giovinezza.

Beato l’uomo che ne ha piena la faretra,
se affronta i suoi nemici alla porta
non rischierà di essere umiliato.

Lettura
domenica At 15,1-2.22-29
lunedì At 16,11-15
martedì At 16,22-34
mercoledì At 17,15.22-18,1
giovedì At 18,1-8
venerdì At 18,9-18
sabato At 18,23-28

Silenzio

Invocazioni

R. Ascolta la nostra preghiera!

Signore risorto ti sei fatto presente in mezzo ai tuoi amici: vieni a sigillare con la pace ogni comunione fraterna. R.

Signore risorto hai effuso il tuo Spirito sui tuoi discepoli: vieni a rinnovare la tua chiesa con energie spirituali. R.

Signore risorto hai inviato i tuoi fratelli ad annunciare il perdono: vieni a suscitare testimoni della tua inesauribile misericordia. R.

Signore risorto Tommaso ti ha confessato suo Signore e suo Dio: vieni a confermare nella fede quelli che dubitano. R.

Signore risorto hai chiamato beati quelli che credono senza avere visto: vieni ad accogliere il nostro amore per te.R.

Preghiamo:
Signore Dio,
in questi giorni pasquali la tua vigna, la chiesa
riceve una linfa nuova:
mantieni i tralci uniti alla vite
e allora una medesima carità
ci farà vivere gli uni per gli altri
in colui che è morto e risorto per noi
Gesù il Messia, nostro unico Signore.
-Amen

Padre nostro

21 aprile 2013

Tempo Di Pasqua 21-27 Aprile

Filed under: Riflessioni — Insieme @ 08:48
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Preghiera del mattino

Salmo 115. Il Signore Dio e gli idoli

(113,9-26) Liturgico

Non a noi, Signore, non a noi

ma al tuo Nome attribuisci la gloria

per il tuo amore e la tua fedeltà.

Perché gli idolatri dovrebbero dire:

«Dov’è il loro Dio?»

il nostro Dio è nell’alto dei cieli

tutto quello che vuole lo compie!

I loro idoli sono oro e denaro

sono fatti dalle mani dell’uomo,

hanno la bocca, ma non possono parlare

hanno gli occhi, ma non possono vedere

hanno gli orecchi, ma non possono sentire

hanno il naso, ma non possono odorare.

Le loro mani non possono palpare,

i loro piedi non possono camminare

le loro gole non possono gridare.

chi li ha fatti diventi come loro

tutti quelli che in essi hanno fede!

Ma tu, Israele, abbi fede nel Signore

è lui il tuo aiuto e il tuo scudo,

stirpe di Aronne, abbi fede nel Signore

è lui il tuo aiuto e il tuo scudo

voi credenti, abbiate fede nel Signore

è lui il vostro aiuto e il vostro scudo.

Il Signore si ricorda di noi e ci benedice

benedice la stirpe di Israele,

benedice la stirpe di Aronne

benedice i credenti nel Signore,

i piccoli insieme ai grandi.

Il Signore vi renda numerosi

voi e tutti i vostri figli

benedetti siate voi dal Signore

egli ha fatto i cieli e la terra.

I cieli sono i cieli del Signore

la terra l’ha data agli uomini,

non i morti lodano il Signore

né quelli che scendono nel silenzio

ma noi benediciamo il Signore

da ora e per sempre.

Alleluja!

Vangelo

domenica Gv 10,27-30

lunedì Gv 10,1-10

martedì Gv 10,22-30

mercoledì Gv 12,44-50

giovedì Mc 16,15-20

venerdì Gv 14,1-6

sabato Gv 14,7-14

Silenzio

Invocazioni

R. Gloria a te, Cristo risorto!

Abramo esultò nella speranza di vedere il tuo giorno: con lui vediamo compiuta la promessa della benedizione.

Isaia parlò di te e vide la tua gloria: attraverso la passione tu sei stato innalzato e glorificato.

Ezechiele ha visto ossa aride ritornare alla vita: tu sei risorto da morte, il primo di molti fratelli.

Giona è restato tre giorni e tre notti nel profondo dell’abisso: tu sei disceso all’inferno e sei risalito vincitore della morte.

Molti profeti hanno desiderato ascoltare ciò che noi ascoltiamo: con loro noi oggi cantiamo la tua santa resurrezione.

Preghiamo:

Dio di verità e di amore, attraverso la risurrezione di tuo Figlio tu ci riveli il senso di ogni cosa: aumenta la nostra fede e noi sapremo scoprire la tua presenza in ogni incontro che faremo durante questa giornata. Sii benedetto in questo mattino e nei secoli dei secoli.

– Amen.

Padre nostro

Preghiera della sera

Salmo 123. Grido a Dio dei poveri oppressi

(122) Supplica. Canto delle salite.

Sollevo i miei occhi a te

che dimori nei cieli

eccoli: come gli occhi dei servi

alla mano dei padroni.

Così come gli occhi d’una serva

alla mano della padrona

i nostri occhi al Signore nostro Dio

finché di noi abbia pietà.

Pietà di noi, Signore, pietà di noi

il disprezzo ci ha saziati!

siamo sazi dello scherno dei superbi

del disprezzo degli orgogliosi.

Salmo 124. Dio è accanto a noi per salvarci

(123) Ringraziamento. Canto delle salite. Di David.

Senza il Signore accanto a noi

lo dica Israele,

senza il Signore accanto a noi

quando eravamo assaliti

ci avrebberoinghiottiti vivi

nella furia della loro ira.

Le acque ci avrebbero sommersi

la corrente ci avrebbe travolti,

le nostre vite sarebbero state trascinate

da acque impetuose:

benedetto sia il Signore

non ci ha lasciati in preda ai loro denti.

Come un uccello noi siamo sfuggiti

al laccio del cacciatore,

di colpo il laccio si è spezzato

siamo stati liberati!

il nostro aiuto è nel Nome del Signore

egli ha fatto cielo e terra.

Lettura

domenica At 13,14.43-52

lunedì At 11,1-18

martedì At 11,19-26

mercoledì At 12,24-13,5

giovedì 1Pt 5,5-14

venerdì At 13,26-33

sabato At 13,44-52

Silenzio

Invocazioni

R. Dio di misericordia, ascolta!

Hai battezzato il tuo popolo nell’acqua e nello Spirito: fa’ che restiamo lontani da ogni idolatria.

Hai donato ai nostri padri l’acqua della roccia: ispiraci nel discernere che quella Roccia era Cristo.

Ci hai fatti tornare al Pastore delle nostre vite: concedici di riconoscere e ascoltare la sua voce.

Hai voluto che la Parola di salvezza venisse dagli ebrei: rafforzali nell’attesa del compimento pasquale.

Hai riconciliato in Cristo tutte le creature: non lasciare gli sposi disuniti e gli amici separati.

Hai promesso di essere il Dio tutto in tutti: libera la creazione che geme e soffre fino ad oggi.

Preghiamo:

Padre di amore e di bontà, venuta la sera di questo giorno tu hai radunato i discepoli dispersi per rivelare loro la presenza di tuo Figlio risorto: la buona notizia della sua vittoria sulla morte raggiunga tutti gli uomini per radunarli nell’unità e svelare loro il volto di colui che è vivente nei secoli dei secoli.

– Amen.

Padre nostro

Tempo di Pasqua

21-27 aprile

Preghiera del mattino

Salmo 115. Il Signore Dio e gli idoli

(113,9-26) Liturgico

Non a noi, Signore, non a noi

ma al tuo Nome attribuisci la gloria

per il tuo amore e la tua fedeltà.

Perché gli idolatri dovrebbero dire:

«Dov’è il loro Dio?»

il nostro Dio è nell’alto dei cieli

tutto quello che vuole lo compie!

I loro idoli sono oro e denaro

sono fatti dalle mani dell’uomo,

hanno la bocca, ma non possono parlare

hanno gli occhi, ma non possono vedere

hanno gli orecchi, ma non possono sentire

hanno il naso, ma non possono odorare.

Le loro mani non possono palpare,

i loro piedi non possono camminare

le loro gole non possono gridare.

chi li ha fatti diventi come loro

tutti quelli che in essi hanno fede!

Ma tu, Israele, abbi fede nel Signore

è lui il tuo aiuto e il tuo scudo,

stirpe di Aronne, abbi fede nel Signore

è lui il tuo aiuto e il tuo scudo

voi credenti, abbiate fede nel Signore

è lui il vostro aiuto e il vostro scudo.

Il Signore si ricorda di noi e ci benedice

benedice la stirpe di Israele,

benedice la stirpe di Aronne

benedice i credenti nel Signore,

i piccoli insieme ai grandi.

Il Signore vi renda numerosi

voi e tutti i vostri figli

benedetti siate voi dal Signore

egli ha fatto i cieli e la terra.

I cieli sono i cieli del Signore

la terra l’ha data agli uomini,

non i morti lodano il Signore

né quelli che scendono nel silenzio

ma noi benediciamo il Signore

da ora e per sempre.

Alleluja!

Vangelo

domenica Gv 10,27-30

lunedì Gv 10,1-10

martedì Gv 10,22-30

mercoledì Gv 12,44-50

giovedì Mc 16,15-20

venerdì Gv 14,1-6

sabato Gv 14,7-14

Silenzio

Invocazioni

R. Gloria a te, Cristo risorto!

Abramo esultò nella speranza di vedere il tuo giorno: con lui vediamo compiuta la promessa della benedizione.

Isaia parlò di te e vide la tua gloria: attraverso la passione tu sei stato innalzato e glorificato.

Ezechiele ha visto ossa aride ritornare alla vita: tu sei risorto da morte, il primo di molti fratelli.

Giona è restato tre giorni e tre notti nel profondo dell’abisso: tu sei disceso all’inferno e sei risalito vincitore della morte.

Molti profeti hanno desiderato ascoltare ciò che noi ascoltiamo: con loro noi oggi cantiamo la tua santa resurrezione.

Preghiamo:

Dio di verità e di amore, attraverso la risurrezione di tuo Figlio tu ci riveli il senso di ogni cosa: aumenta la nostra fede e noi sapremo scoprire la tua presenza in ogni incontro che faremo durante questa giornata. Sii benedetto in questo mattino e nei secoli dei secoli.

– Amen.

Padre nostro

Preghiera della sera

Salmo 123. Grido a Dio dei poveri oppressi

(122) Supplica. Canto delle salite.

Sollevo i miei occhi a te

che dimori nei cieli

eccoli: come gli occhi dei servi

alla mano dei padroni.

Così come gli occhi d’una serva

alla mano della padrona

i nostri occhi al Signore nostro Dio

finché di noi abbia pietà.

Pietà di noi, Signore, pietà di noi

il disprezzo ci ha saziati!

siamo sazi dello scherno dei superbi

del disprezzo degli orgogliosi.

Salmo 124. Dio è accanto a noi per salvarci

(123) Ringraziamento. Canto delle salite. Di David.

Senza il Signore accanto a noi

lo dica Israele,

senza il Signore accanto a noi

quando eravamo assaliti

ci avrebberoinghiottiti vivi

nella furia della loro ira.

Le acque ci avrebbero sommersi

la corrente ci avrebbe travolti,

le nostre vite sarebbero state trascinate

da acque impetuose:

benedetto sia il Signore

non ci ha lasciati in preda ai loro denti.

Come un uccello noi siamo sfuggiti

al laccio del cacciatore,

di colpo il laccio si è spezzato

siamo stati liberati!

il nostro aiuto è nel Nome del Signore

egli ha fatto cielo e terra.

Lettura

domenica At 13,14.43-52

lunedì At 11,1-18

martedì At 11,19-26

mercoledì At 12,24-13,5

giovedì 1Pt 5,5-14

venerdì At 13,26-33

sabato At 13,44-52

Silenzio

Invocazioni

R. Dio di misericordia, ascolta!

Hai battezzato il tuo popolo nell’acqua e nello Spirito: fa’ che restiamo lontani da ogni idolatria.

Hai donato ai nostri padri l’acqua della roccia: ispiraci nel discernere che quella Roccia era Cristo.

Ci hai fatti tornare al Pastore delle nostre vite: concedici di riconoscere e ascoltare la sua voce.

Hai voluto che la Parola di salvezza venisse dagli ebrei: rafforzali nell’attesa del compimento pasquale.

Hai riconciliato in Cristo tutte le creature: non lasciare gli sposi disuniti e gli amici separati.

Hai promesso di essere il Dio tutto in tutti: libera la creazione che geme e soffre fino ad oggi.

Preghiamo:

Padre di amore e di bontà, venuta la sera di questo giorno tu hai radunato i discepoli dispersi per rivelare loro la presenza di tuo Figlio risorto: la buona notizia della sua vittoria sulla morte raggiunga tutti gli uomini per radunarli nell’unità e svelare loro il volto di colui che è vivente nei secoli dei secoli.

– Amen.

Padre nostro

31 marzo 2013

Vangelo E Comento Sabato Santo, 30 Marzo

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Beato Angelico - Deposizione Dalla Croce

Beato Angelico – Deposizione Dalla Croce

Cristo en el sepulcro-Entombment of Christ-Fra Angelico

Beato Angelico – Cristo Nel Sepolcro

resurrezionefraangelico1450

Beto Angelico – Resurrezione

Beato Angelico - Noli Me Tangere

Beato Angelico – Noli Me Tangere

Dal Vangelo secondo Luca 24,1-12.
Il primo giorno dopo il sabato, di buon mattino, si recarono alla tomba, portando con sé gli aromi che avevano preparato.
Trovarono la pietra rotolata via dal sepolcro;
ma, entrate, non trovarono il corpo del Signore Gesù.
Mentre erano ancora incerte, ecco due uomini apparire vicino a loro in vesti sfolgoranti.
Essendosi le donne impaurite e avendo chinato il volto a terra, essi dissero loro: «Perché cercate tra i morti colui che è vivo?
Non è qui, è risuscitato. Ricordatevi come vi parlò quando era ancora in Galilea,
dicendo che bisognava che il Figlio dell’uomo fosse consegnato in mano ai peccatori, che fosse crocifisso e risuscitasse il terzo giorno».
Ed esse si ricordarono delle sue parole.
E, tornate dal sepolcro, annunziarono tutto questo agli Undici e a tutti gli altri.
Erano Maria di Màgdala, Giovanna e Maria di Giacomo. Anche le altre che erano insieme lo raccontarono agli apostoli.
Quelle parole parvero loro come un vaneggiamento e non credettero ad esse.
Pietro tuttavia corse al sepolcro e chinatosi vide solo le bende. E tornò a casa pieno di stupore per l’accaduto.

_________________________________________________________________________________________________________________________

Pasqua

Affetto e Parola

Che senso ha tutto questo?” si domandano le donne guardando in distanza la pietra rotolata via dal sepolcro. Che senso ha il dolore mi sembra che si chiedano. Quel sepolcro aperto non può che essere l’ennesimo oltraggio a quell’uomo amato da queste donne e disprezzato dai capi del popolo. Non esiste per loro un orizzonte diverso. Non esiste perche nella vita spesso sembra che il dolore prenda il sopravvento rispetto a tutto ciò che di bello sperimentiamo. La malattia, la crisi economica, l’incapacità di governarsi, la difficoltà nelle relazioni, tutto ci conduce a credere che la morte vince sempre, che ha lei l’ultima parola. È il pensiero che accompagna il cammino di Maddalena e della altre donne, donne ferite dalla vita, oltraggiate e sfruttate dagli uomini, che avevano trovato finalmente un uomo che le trattava con rispetto, con onore vien da dire, ma la forza del male e della morte lo ha tolto con violenza dalle loro vite. E ora anche la magra consolazione di poterlo piangere nel luogo dove riposa il suo corpo viene strappata. Il pensiero, logico, umano è: “Hanno portato via il Signore”, ma dove? Perché?

I racconti degli evangelisti non sono perfettamente concordi a questo punto. Giovanni dice che Maddalena torna subito indietro, dai discepoli, poi, tornando al sepolcro incontra Gesù risorto, mentre Luca e gli altri sinottici dicono che c’è una visione di angeli. Ma la differenza è meno sostanziale di quanto sembra, perché il risultato non è diverso: Pietro (con Giovanni) corre al sepolcro e qui constata la verità di ciò che le donne hanno annunciato. Ma cosa significa il sepolcro vuoto? Che significato ha tutto questo? La stessa domanda dobbiamo porla a noi stessi: come ci poniamo di fronte al sepolcro vuoto? Crediamo alla resurrezione di Gesù? Forse ci poniamo davanti all’assenza di Gesù con delusione o con indifferenza. Oppure senza nessun vero interesse o con timore, comunque spesso con sentimenti che ci conducono lontano dalla fede, che ci lasciano nella nostra solita mediocrità.

Perché il vangelo ci pone davanti solo ad un sepolcro vuoto? Perché non ha voluto per suo figlio morto in croce una modalità diversa, imponente, come forse avremmo scelto noi? Pensate alla spettacolarità di un morto che esce dalla tomba. Invece Dio ha scelto che nessuno lo vedesse uscire, la risurrezione di Gesù è una voce silenziosa, non grida, non si impone, semplicemente si propone.

L’unico segno che ci vien posto davanti agli occhi sono il vuoto della tomba e le bende con il sudario riposti con cura come quando ci alza e si rifà il letto. Le bende e il sudario sono il simbolo della sconfitta della morte. Sono segni inerti, disabitati, come per dire che Dio non è nei segni di morte, Dio è nei segni della vita.

E la vita è fatta di vitalità, di affetto. Anche davanti al sepolcro si può manifestare vita: le donne arrivano di buon mattino, con l’ansia di chi non può più aspettare. Pietro (con Giovanni) arriva di corsa con l’urgenza di vuole verificare, capire. Poi il vangelo mostra anche tutta la difficoltà di capire, di credere, di accettare lo straordinario di Dio nell’ordinarietà della nostra vita, ma mi sembra che questa fretta sia molto importante perché esprime desiderio, volontà di non perdere tempo o forse timore che sia già troppo tardi, esprime vita. Quando qualcuno si accorge che una cosa è importante per se stesso non è capace di indugiare, vuole che quella cosa entri subito nella sua vita. Da questa vitalità, che si esprime togliendo le bende che imprigionano il desiderio che Dio ha acceso e accende dentro di noi, si può trovare risposta anche all’altra domanda cioè come ci poniamo davanti al vuoto del sepolcro. L’affetto, l’emotività non è certamente la fede ma può essere la prima scintilla per accendere in noi stessi un fuoco duraturo. Per il salto decisivo della fede, per vedere la vita nel luogo della morte, occorre credere alla testimonianza della Scrittura: accostata al vuoto della tomba, la Scrittura la riempie di una Parola che è all’origine della resurrezione, perché è la Parola stessa del Dio della vita. Le donne, i discepoli sono tutti duri di cervice e lenti di cuore, non avevano ricordato, non avevano compreso le scritture, non avevano ancora imparato a fidarsi di quella parola.

Questa notte abbiamo fatto una grande esperienza di ascolto, un ascolto lungo, articolato, che percorre le notti fondamentali della storia della salvezza. Ascoltando e fidandosi di questa Scrittura possiamo leggere la nostra storia come una storia abitata da Dio, una storia in cui la morte non è più la parola definitiva e, proprio per questo, ci sentiamo di lottare contro tutto ciò che avvelena la vita, contro tutto ciò che corrompe il bene dell’umanità, e di dare impulso a tutto ciò che costruisce il sogno di Dio sulla terra, un sogno di vita. In attesa della pienezza della vita, in attesa della beata speranza che ci attende.

Commento di Don Domenico Malmusi

 

 

Tempo Di Pasqua 31 Marzo-6 Aprile

Filed under: Riflessioni,Vangelo — Insieme @ 17:46
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Preghiera del mattino

Salmo 118. Cantico di ringraziamento

(117) Ringraziamento

Rendete grazie al Signore: egli è buono

il suo amore è per sempre!

Israele dunque proclami:

«Il suo amore è per sempre!»

la stirpe di Aronne proclami:

«Il suo amore è per sempre!»

i credenti nel Signore proclamino:

«Il suo amore è per sempre!»

Nella mia angoscia ho gridato al Signore

il Signore mi ha risposto e liberato

il Signore è con me, non ho paura

cosa può farmi un uomo?

il Signore è con me per aiutarmi

mi ergerò sui miei nemici.

È meglio rifugiarsi nel Signore

che confidare nell’uomo

è meglio rifugiarsi nel Signore

che confidare nei potenti.

Gli idolatri mi hanno circondato

nel Nome del Signore li ho annientati

mi hanno attorniato e circondato

nel Nome del Signore li ho annientati.

Mi hanno attorniato come vespe

nel Nome del Signore li ho annientati:

sono arsi come rovi nel fuoco.

Mi hanno spinto per farmi cadere

ma il Signore mi ha aiutato

mia forza e mio canto è il Signore

è lui la mia salvezza.

Grida di gioia e salvezza nelle tende dei giusti:

«La destra del Signore fa prodigi

la destra del Signore si innalza

la destra del Signore fa prodigi!»

Sono sfuggito alla morte e vivrò

per annunciare le azioni del Signore

mi ha provato, il Signore mi ha provato

ma alla morte non mi ha abbandonato.

Apritemi le porte di giustizia

entrerò per ringraziare il Signore:

«È questa la porta del Signore

per essa entrano i giusti»,

ti ringrazio perché mi hai esaudito

sei stato tu la mia salvezza!

«La pietra rigettata dai costruttori

è diventata pietra angolare»:

questo è stato fatto dal Signore

una meraviglia davanti ai nostri occhi,

questo è il giorno fatto dal Signore

esultiamo e rallegriamoci in lui.

Signore, ti preghiamo, dona la salvezza!

Signore, ti preghiamo, porta il compimento!

benedetto il veniente nel Nome del Signore!

Noi vi benediciamo dalla dimora del Signore!

Dio il Signore ci illumina:

«Rami in mano, formate il corteo fino ai lati dell’altare».

Tu sei il mio Dio e ti ringrazio

il mio Dio e ti esalto

rendete grazie al Signore perché è buono

il suo amore è per sempre!

Vangelo

lunedì Mt 28,8-15

martedì Gv 20,11-18

mercoledì Lc 24,13-35

giovedì Lc 24,35-48

venerdì Gv 21,1-14

sabato Mc 16,9-15

Silenzio

Invocazioni

R. Gloria a te, Cristo risorto!

Benedetto sei tu che hai vissuto la nostra esistenza: salito in cielo hai portato con te la nostra umanità l’hai resa santa, gloriosa, immortale. R.

Benedetto sei tu, il Vivente per sempre: la potenza del tuo ricordo ci riunisce lo Spirito santo ci ricorda le tue parole. R.

Con gioiosa certezza noi ti sappiamo presente: tu sei in mezzo a noi quando leggiamo Mosè, i Profeti, e i Salmi, quando spezziamo il pane e beviamo ad un unico calice. R.

Il tuo Spirito ci consola al cuore delle nostre vicende: in te ogni assenza diventa presenza ogni separazione per te è promessa di nuova comunione. R.

La tua luce pasquale si leva al di là della morte: in te si rinnova la nostra giovinezza per te restiamo in attesa nella speranza del regno. R.

Preghiamo:

Signore Dio, questo è il giorno che tu hai fatto affinché ci rallegriamo ed esultiamo in te. All’aurora tu hai rivelato alle donne venute alla tomba il volto splendente di tuo Figlio risorto: dissipa la nostra tristezza davanti alla morte e concedici di riconoscere colui che sale a te suo Padre e nostro Padre nei secoli dei secoli!

Padre nostro

Preghiera della sera

Salmo 110. Il Messia re e sacerdote

(109) Messianico

Di David. Salmo.

Oracolo del Signore al mio Signore:

«Siedi alla mia destra

finché non metterò i tuoi nemici

a sgabello dei tuoi piedi!»

Il Signore ti manda da Sion

lo scettro del tuo potere:

domina in mezzo ai tuoi nemici!

Il tuo popolo si offre a te

nel giorno del tuo potere

negli splendori del Santo, dal seno dell’aurora

a te la rugiada della tua giovinezza.

Il Signore l’ha giurato per sempre

e non si pentirà:

«Tu sei sacerdote in eterno

al modo di Melkisedek».

Il mio Signore sta alla tua destra

abbatterà i re

venuto il giorno della sua collera

giudicherà le genti.

Schiaccerà la testa che domina la terra

passerà tra cadaveri

in cammino berrà dalla fonte

terrà alto il capo.

Lettura

domenica At 10,34.37-43

lunedì At 2,14.22-33

martedì At 2,36-41

mercoledì At 3,1-10

giovedì At 3,11-26

venerdì At 4,1-12

sabato At 4,13-21

Silenzio

Invocazioni

R. Signore, ascolta!

Presso la tomba vuota hai affidato alle donne l’annuncio pasquale: libera dalla paura i messaggeri dell’Evangelo. R.

Sul cammino di Emmaus hai spiegato ai discepoli la Legge e i Profeti: apri la nostra mente all’intelligenza delle Scritture. R.

Nella camera alta hai consegnato la pace ai tuoi amici: aiutaci a custodire la pace con l’amore del nemico. R.

Sulla riva del lago hai fatto di Pietro il pastore delle tue pecore: sostieni con il tuo Spirito la guida della nostra comunità. R.

Sul monte indicato hai radunato i discepoli dispersi:

dona l’unità nella fede e nella carità ai credenti in te. R.

Preghiamo:

Dio onnipotente, attraverso la croce di tuo Figlio

tu ci hai rivelato il tuo amore e attraverso la sua debolezza la tua potenza: la luce del Risorto illumini i nostri occhi e noi sapremo riconoscere nei più umili i tratti dell’Agnello pasquale, Gesù Cristo. Esaudiscici nel tuo amore per i secoli dei secoli.

– Amen.

Padre nostro

Tempo di Pasqua

31 marzo-6 aprile

Preghiera del mattino

Salmo 118. Cantico di ringraziamento

(117) Ringraziamento

Rendete grazie al Signore: egli è buono

il suo amore è per sempre!

Israele dunque proclami:

«Il suo amore è per sempre!»

la stirpe di Aronne proclami:

«Il suo amore è per sempre!»

i credenti nel Signore proclamino:

«Il suo amore è per sempre!»

Nella mia angoscia ho gridato al Signore

il Signore mi ha risposto e liberato

il Signore è con me, non ho paura

cosa può farmi un uomo?

il Signore è con me per aiutarmi

mi ergerò sui miei nemici.

È meglio rifugiarsi nel Signore

che confidare nell’uomo

è meglio rifugiarsi nel Signore

che confidare nei potenti.

Gli idolatri mi hanno circondato

nel Nome del Signore li ho annientati

mi hanno attorniato e circondato

nel Nome del Signore li ho annientati.

Mi hanno attorniato come vespe

nel Nome del Signore li ho annientati:

sono arsi come rovi nel fuoco.

Mi hanno spinto per farmi cadere

ma il Signore mi ha aiutato

mia forza e mio canto è il Signore

è lui la mia salvezza.

Grida di gioia e salvezza nelle tende dei giusti:

«La destra del Signore fa prodigi

la destra del Signore si innalza

la destra del Signore fa prodigi!»

Sono sfuggito alla morte e vivrò

per annunciare le azioni del Signore

mi ha provato, il Signore mi ha provato

ma alla morte non mi ha abbandonato.

Apritemi le porte di giustizia

entrerò per ringraziare il Signore:

«È questa la porta del Signore

per essa entrano i giusti»,

ti ringrazio perché mi hai esaudito

sei stato tu la mia salvezza!

«La pietra rigettata dai costruttori

è diventata pietra angolare»:

questo è stato fatto dal Signore

una meraviglia davanti ai nostri occhi,

questo è il giorno fatto dal Signore

esultiamo e rallegriamoci in lui.

Signore, ti preghiamo, dona la salvezza!

Signore, ti preghiamo, porta il compimento!

benedetto il veniente nel Nome del Signore!

Noi vi benediciamo dalla dimora del Signore!

Dio il Signore ci illumina:

«Rami in mano, formate il corteo fino ai lati dell’altare».

Tu sei il mio Dio e ti ringrazio

il mio Dio e ti esalto

rendete grazie al Signore perché è buono

il suo amore è per sempre!

Vangelo

lunedì Mt 28,8-15

martedì Gv 20,11-18

mercoledì Lc 24,13-35

giovedì Lc 24,35-48

venerdì Gv 21,1-14

sabato Mc 16,9-15

Silenzio

Invocazioni

R. Gloria a te, Cristo risorto!

Benedetto sei tu che hai vissuto la nostra esistenza: salito in cielo hai portato con te la nostra umanità l’hai resa santa, gloriosa, immortale. R.

Benedetto sei tu, il Vivente per sempre: la potenza del tuo ricordo ci riunisce lo Spirito santo ci ricorda le tue parole. R.

Con gioiosa certezza noi ti sappiamo presente: tu sei in mezzo a noi quando leggiamo Mosè, i Profeti, e i Salmi, quando spezziamo il pane e beviamo ad un unico calice. R.

Il tuo Spirito ci consola al cuore delle nostre vicende: in te ogni assenza diventa presenza ogni separazione per te è promessa di nuova comunione. R.

La tua luce pasquale si leva al di là della morte: in te si rinnova la nostra giovinezza per te restiamo in attesa nella speranza del regno. R.

Preghiamo:

Signore Dio, questo è il giorno che tu hai fatto affinché ci rallegriamo ed esultiamo in te. All’aurora tu hai rivelato alle donne venute alla tomba il volto splendente di tuo Figlio risorto: dissipa la nostra tristezza davanti alla morte e concedici di riconoscere colui che sale a te suo Padre e nostro Padre nei secoli dei secoli!

Padre nostro

Preghiera della sera

Salmo 110. Il Messia re e sacerdote

(109) Messianico

Di David. Salmo.

Oracolo del Signore al mio Signore:

«Siedi alla mia destra

finché non metterò i tuoi nemici

a sgabello dei tuoi piedi!»

Il Signore ti manda da Sion

lo scettro del tuo potere:

domina in mezzo ai tuoi nemici!

Il tuo popolo si offre a te

nel giorno del tuo potere

negli splendori del Santo, dal seno dell’aurora

a te la rugiada della tua giovinezza.

Il Signore l’ha giurato per sempre

e non si pentirà:

«Tu sei sacerdote in eterno

al modo di Melkisedek».

Il mio Signore sta alla tua destra

abbatterà i re

venuto il giorno della sua collera

giudicherà le genti.

Schiaccerà la testa che domina la terra

passerà tra cadaveri

in cammino berrà dalla fonte

terrà alto il capo.

Lettura

domenica At 10,34.37-43

lunedì At 2,14.22-33

martedì At 2,36-41

mercoledì At 3,1-10

giovedì At 3,11-26

venerdì At 4,1-12

sabato At 4,13-21

Silenzio

Invocazioni

R. Signore, ascolta!

Presso la tomba vuota hai affidato alle donne l’annuncio pasquale: libera dalla paura i messaggeri dell’Evangelo. R.

Sul cammino di Emmaus hai spiegato ai discepoli la Legge e i Profeti: apri la nostra mente all’intelligenza delle Scritture. R.

Nella camera alta hai consegnato la pace ai tuoi amici: aiutaci a custodire la pace con l’amore del nemico. R.

Sulla riva del lago hai fatto di Pietro il pastore delle tue pecore: sostieni con il tuo Spirito la guida della nostra comunità. R.

Sul monte indicato hai radunato i discepoli dispersi:

dona l’unità nella fede e nella carità ai credenti in te. R.

Preghiamo:

Dio onnipotente, attraverso la croce di tuo Figlio

tu ci hai rivelato il tuo amore e attraverso la sua debolezza la tua potenza: la luce del Risorto illumini i nostri occhi e noi sapremo riconoscere nei più umili i tratti dell’Agnello pasquale, Gesù Cristo. Esaudiscici nel tuo amore per i secoli dei secoli.

– Amen.

Padre nostro

29 marzo 2013

Vangelo E Comento Del Venerdì Santo – 29 Marzo

Filed under: Prima Pagina,Vangelo — Insieme @ 20:09
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Cimabue - Crocifiso Chiesa Di Santa Croce, Firenze

Cimabue – Crocifiso Chiesa Di Santa Croce, Firenze

Dal Vangelo econdo Giovanni 18,1-40.19,1-42.
Detto questo, Gesù uscì con i suoi discepoli e andò di là dal torrente Cèdron, dove c’era un giardino nel quale entrò con i suoi discepoli.
Anche Giuda, il traditore, conosceva quel posto, perché Gesù vi si ritirava spesso con i suoi discepoli.
Giuda dunque, preso un distaccamento di soldati e delle guardie fornite dai sommi sacerdoti e dai farisei, si recò là con lanterne, torce e armi.
Gesù allora, conoscendo tutto quello che gli doveva accadere, si fece innanzi e disse loro: «Chi cercate?».
Gli risposero: «Gesù, il Nazareno». Disse loro Gesù: «Sono io!». Vi era là con loro anche Giuda, il traditore.
Appena disse «Sono io», indietreggiarono e caddero a terra.
Domandò loro di nuovo: «Chi cercate?». Risposero: «Gesù, il Nazareno».
Gesù replicò: «Vi ho detto che sono io. Se dunque cercate me, lasciate che questi se ne vadano».
Perché s’adempisse la parola che egli aveva detto: «Non ho perduto nessuno di quelli che mi hai dato».
Allora Simon Pietro, che aveva una spada, la trasse fuori e colpì il servo del sommo sacerdote e gli tagliò l’orecchio destro. Quel servo si chiamava Malco.
Gesù allora disse a Pietro: «Rimetti la tua spada nel fodero; non devo forse bere il calice che il Padre mi ha dato?».
Allora il distaccamento con il comandante e le guardie dei Giudei afferrarono Gesù, lo legarono
e lo condussero prima da Anna: egli era infatti suocero di Caifa, che era sommo sacerdote in quell’anno.
Caifa poi era quello che aveva consigliato ai Giudei: «E’ meglio che un uomo solo muoia per il popolo».
Intanto Simon Pietro seguiva Gesù insieme con un altro discepolo. Questo discepolo era conosciuto dal sommo sacerdote e perciò entrò con Gesù nel cortile del sommo sacerdote;
Pietro invece si fermò fuori, vicino alla porta. Allora quell’altro discepolo, noto al sommo sacerdote, tornò fuori, parlò alla portinaia e fece entrare anche Pietro.
E la giovane portinaia disse a Pietro: «Forse anche tu sei dei discepoli di quest’uomo?». Egli rispose: «Non lo sono».
Intanto i servi e le guardie avevano acceso un fuoco, perché faceva freddo, e si scaldavano; anche Pietro stava con loro e si scaldava.
Allora il sommo sacerdote interrogò Gesù riguardo ai suoi discepoli e alla sua dottrina.
Gesù gli rispose: «Io ho parlato al mondo apertamente; ho sempre insegnato nella sinagoga e nel tempio, dove tutti i Giudei si riuniscono, e non ho mai detto nulla di nascosto.
Perché interroghi me? Interroga quelli che hanno udito ciò che ho detto loro; ecco, essi sanno che cosa ho detto».
Aveva appena detto questo, che una delle guardie presenti diede uno schiaffo a Gesù, dicendo: «Così rispondi al sommo sacerdote?».
Gli rispose Gesù: «Se ho parlato male, dimostrami dov’è il male; ma se ho parlato bene, perché mi percuoti?».
Allora Anna lo mandò legato a Caifa, sommo sacerdote.
Intanto Simon Pietro stava là a scaldarsi. Gli dissero: «Non sei anche tu dei suoi discepoli?». Egli lo negò e disse: «Non lo sono».
Ma uno dei servi del sommo sacerdote, parente di quello a cui Pietro aveva tagliato l’orecchio, disse: «Non ti ho forse visto con lui nel giardino?».
Pietro negò di nuovo, e subito un gallo cantò.
Allora condussero Gesù dalla casa di Caifa nel pretorio. Era l’alba ed essi non vollero entrare nel pretorio per non contaminarsi e poter mangiare la Pasqua.
Uscì dunque Pilato verso di loro e domandò: «Che accusa portate contro quest’uomo?».
Gli risposero: «Se non fosse un malfattore, non te l’avremmo consegnato».
Allora Pilato disse loro: «Prendetelo voi e giudicatelo secondo la vostra legge!». Gli risposero i Giudei: «A noi non è consentito mettere a morte nessuno».
Così si adempivano le parole che Gesù aveva detto indicando di quale morte doveva morire.
Pilato allora rientrò nel pretorio, fece chiamare Gesù e gli disse: «Tu sei il re dei Giudei?».
Gesù rispose: «Dici questo da te oppure altri te l’hanno detto sul mio conto?».
Pilato rispose: «Sono io forse Giudeo? La tua gente e i sommi sacerdoti ti hanno consegnato a me; che cosa hai fatto?».
Rispose Gesù: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù».
Allora Pilato gli disse: «Dunque tu sei re?». Rispose Gesù: «Tu lo dici; io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per rendere testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce».
Gli dice Pilato: «Che cos’è la verità?». E detto questo uscì di nuovo verso i Giudei e disse loro: «Io non trovo in lui nessuna colpa.
Vi è tra voi l’usanza che io vi liberi uno per la Pasqua: volete dunque che io vi liberi il re dei Giudei?».
Allora essi gridarono di nuovo: «Non costui, ma Barabba!». Barabba era un brigante.
Allora Pilato fece prendere Gesù e lo fece flagellare.
E i soldati, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero addosso un mantello di porpora; quindi gli venivano davanti e gli dicevano:
«Salve, re dei Giudei!». E gli davano schiaffi.
Pilato intanto uscì di nuovo e disse loro: «Ecco, io ve lo conduco fuori, perché sappiate che non trovo in lui nessuna colpa».
Allora Gesù uscì, portando la corona di spine e il mantello di porpora. E Pilato disse loro: «Ecco l’uomo!».
Al vederlo i sommi sacerdoti e le guardie gridarono: «Crocifiggilo, crocifiggilo!». Disse loro Pilato: «Prendetelo voi e crocifiggetelo; io non trovo in lui nessuna colpa».
Gli risposero i Giudei: «Noi abbiamo una legge e secondo questa legge deve morire, perché si è fatto Figlio di Dio».
All’udire queste parole, Pilato ebbe ancor più paura
ed entrato di nuovo nel pretorio disse a Gesù: «Di dove sei?». Ma Gesù non gli diede risposta.
Gli disse allora Pilato: «Non mi parli? Non sai che ho il potere di metterti in libertà e il potere di metterti in croce?».
Rispose Gesù: «Tu non avresti nessun potere su di me, se non ti fosse stato dato dall’alto. Per questo chi mi ha consegnato nelle tue mani ha una colpa più grande».
Da quel momento Pilato cercava di liberarlo; ma i Giudei gridarono: «Se liberi costui, non sei amico di Cesare! Chiunque infatti si fa re si mette contro Cesare».
Udite queste parole, Pilato fece condurre fuori Gesù e sedette nel tribunale, nel luogo chiamato Litòstroto, in ebraico Gabbatà.
Era la Preparazione della Pasqua, verso mezzogiorno. Pilato disse ai Giudei: «Ecco il vostro re!».
Ma quelli gridarono: «Via, via, crocifiggilo!». Disse loro Pilato: «Metterò in croce il vostro re?». Risposero i sommi sacerdoti: «Non abbiamo altro re all’infuori di Cesare».
Allora lo consegnò loro perché fosse crocifisso.
Essi allora presero Gesù ed egli, portando la croce, si avviò verso il luogo del Cranio, detto in ebraico Gòlgota,
dove lo crocifissero e con lui altri due, uno da una parte e uno dall’altra, e Gesù nel mezzo.
Pilato compose anche l’iscrizione e la fece porre sulla croce; vi era scritto: «Gesù il Nazareno, il re dei Giudei».
Molti Giudei lessero questa iscrizione, perché il luogo dove fu crocifisso Gesù era vicino alla città; era scritta in ebraico, in latino e in greco.
I sommi sacerdoti dei Giudei dissero allora a Pilato: «Non scrivere: il re dei Giudei, ma che egli ha detto: Io sono il re dei Giudei».
Rispose Pilato: «Ciò che ho scritto, ho scritto».
I soldati poi, quando ebbero crocifisso Gesù, presero le sue vesti e ne fecero quattro parti, una per ciascun soldato, e la tunica. Ora quella tunica era senza cuciture, tessuta tutta d’un pezzo da cima a fondo.
Perciò dissero tra loro: Non stracciamola, ma tiriamo a sorte a chi tocca. Così si adempiva la Scrittura: Si son divise tra loro le mie vesti e sulla mia tunica han gettato la sorte. E i soldati fecero proprio così.
Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Clèofa e Maria di Màgdala.
Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco il tuo figlio!».
Poi disse al discepolo: «Ecco la tua madre!». E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa.
Dopo questo, Gesù, sapendo che ogni cosa era stata ormai compiuta, disse per adempiere la Scrittura: «Ho sete».
Vi era lì un vaso pieno d’aceto; posero perciò una spugna imbevuta di aceto in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca.
E dopo aver ricevuto l’aceto, Gesù disse: «Tutto è compiuto!». E, chinato il capo, spirò.
Era il giorno della Preparazione e i Giudei, perché i corpi non rimanessero in croce durante il sabato (era infatti un giorno solenne quel sabato), chiesero a Pilato che fossero loro spezzate le gambe e fossero portati via.
Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe al primo e poi all’altro che era stato crocifisso insieme con lui.
Venuti però da Gesù e vedendo che era gia morto, non gli spezzarono le gambe,
ma uno dei soldati gli colpì il fianco con la lancia e subito ne uscì sangue e acqua.
Chi ha visto ne dà testimonianza e la sua testimonianza è vera e egli sa che dice il vero, perché anche voi crediate.
Questo infatti avvenne perché si adempisse la Scrittura: Non gli sarà spezzato alcun osso.
E un altro passo della Scrittura dice ancora: Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto.
Dopo questi fatti, Giuseppe d’Arimatèa, che era discepolo di Gesù, ma di nascosto per timore dei Giudei, chiese a Pilato di prendere il corpo di Gesù. Pilato lo concesse. Allora egli andò e prese il corpo di Gesù.
Vi andò anche Nicodèmo, quello che in precedenza era andato da lui di notte, e portò una mistura di mirra e di aloe di circa cento libbre.
Essi presero allora il corpo di Gesù, e lo avvolsero in bende insieme con oli aromatici, com’è usanza seppellire per i Giudei.
Ora, nel luogo dove era stato crocifisso, vi era un giardino e nel giardino un sepolcro nuovo, nel quale nessuno era stato ancora deposto.
Là dunque deposero Gesù, a motivo della Preparazione dei Giudei, poiché quel sepolcro era vicino.

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Venerdì santo

Lo sguardo dalla croce

Venerdì santo, giorno di silenzio. Un silenzio un po’ attonito perché guardare la croce è difficile, e non è facile nemmeno ascoltare il terribile racconto della Passione di Gesù narrata da Giovanni. Un silenzio che accompagna tutta la celebrazione, dalla prostrazione iniziale al congedo che avviene senza un saluto, quasi di nascosto. Un silenzio che è l’atteggiamento più giusto dell’uomo che si riconosce piccolo davanti alla grandezza di Dio.

La grandezza di Dio si mostra principalmente nella sua misericordia, nello sguardo benevolo che rivolge all’uomo. Uno sguardo narrato molto bene dall’evangelista Luca nel suo racconto della passione. Abbiamo sentito domenica scorsa che dopo il terzo rinnegamento di Pietro Gesù si voltò e lo guardò. Già nell’omelia delle Palme sottolineavo che quello sguardo è particolarmente importante e rivelativo per noi. Da come percepiamo quello sguardo rendiamo evidente l’immagine che abbiamo di Dio. È uno sguardo di condanna? Di sarcasmo contro Pietro che si era sbilanciato nel dire che sarebbe stato disposto a morire per Gesù? È uno sguardo di commiserazione?

In quale dio crediamo? Nel dio che accusa l’uomo, lo condanna e lo umilia con la sua commiserazione? Gesù rivela un Dio dallo sguardo diverso, uno sguardo che libera l’uomo. A Pietro che lo ha appena rinnegato Gesù comunica il suo affetto, un affetto che nasce dalla conoscenza, dalla consapevolezza dei limiti di Pietro. È come se dicesse: ti conosco e ti amo così come sei, sapevo che le tue parole erano troppo pesanti per te, sapevo che la tua paura è più forte dell’amore, ma io ti amo così, ti amo per come sei.

Questo sguardo racconta le stesse cose che il vangelo di Giovanni mette in evidenza. È uno sguardo che vede la confusione di Giuda e, per risparmiargli la lacerazione di dover consegnare il suo maestro si consegna da solo ai suoi carnefici. È uno sguardo che vede la fatica e la paura di tutti i discepoli e li protegge da coloro che lo stanno arrestando. È uno sguardo che comunica la verità al sommo sacerdote anche se questi non vuole vederla. E alla guardia che lo schiaffeggia, immagine di tutti prepotenti del mondo che usano la violenza con chi è più debole di loro, Gesù pone una domanda: da dove ti viene questa rabbia? Quella rabbia che fa essere forti con i deboli e deboli con i forti? Una domanda che ancora non è accusatoria ma che mostra quanto lo sguardo di Gesù sappia cogliere il male profondo delle persone senza per questo condannarle ma rendendole consapevoli di ciò che abita il cuore.

È uno sguardo che vede il timore ma anche la desiderio di sapere di Pilato tanto che gli fa una catechesi sul potere, che gli mostra la debolezza di un regno fondato sull’esercito e gli contrappone la forza che viene dal servire. È uno sguardo di perdono per tutti coloro che fanno da comparse nel grande teatro della passione.

Gli ultimi sguardi sono per Maria e per il discepolo amato. Mentre sta per morire la sua preoccupazione è per gli altri e dona alla madre un nuovo figlio perché non sia sola, perché possa sperimentare ancora la cura e l’affetto. Al discepolo affida e dona la Madre, l’Arca dell’alleanza che ha portato in sé il Figlio di Dio, che ha generato al mondo l’autore della vita, che è immagine e modello della chiesa. Dopo questi ultimi sguardi Gesù dice che il suo tempo, la sua missione, il suo dono è compiuto. Ha donato tutto: ha donato la vita, ha donato la madre e l’amico più caro. Ma il compimento vero, l’apice del dono lo tocca nel momento della morte. Giovanni dice che consegnò lo Spirito, non tanto nelle mani del Padre a cui si abbandona con fiducia, ma lo dona al mondo. Ha dato tutto ciò che ha e che è e ora l’ultimo, l’estremo dono è lo Spirito. Chinando il capo dà un ultimo sguardo al mondo, quel mondo che lo ha rifiutato e ucciso, ma anche e soprattutto quel mondo che ha amato tanto da perdersi per ciascuno degli abitanti del mondo. Se abbiamo il coraggio di accostarci alla croce, se sappiamo fare silenzio lì sotto la croce possiamo sperimentare anche su di noi questo ultimo sguardo, possiamo accogliere il dono dello Spirito, possiamo riconoscere la grandezza dell’amore.

Commento Giovedi Santo 28 Marzo

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Dal Vangelo secondo Giovanni 13,1-15.
P
rima della festa di Pasqua Gesù, sapendo che era giunta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, dopo aver amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine.
Mentre cenavano, quando gia il diavolo aveva messo in cuore a Giuda Iscariota, figlio di Simone, di tradirlo,
Gesù sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava,
si alzò da tavola, depose le vesti e, preso un asciugatoio, se lo cinse attorno alla vita.
Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugatoio di cui si era cinto.
Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: «Signore, tu lavi i piedi a me?».
Rispose Gesù: «Quello che io faccio, tu ora non lo capisci, ma lo capirai dopo».
Gli disse Simon Pietro: «Non mi laverai mai i piedi!». Gli rispose Gesù: «Se non ti laverò, non avrai parte con me».
Gli disse Simon Pietro: «Signore, non solo i piedi, ma anche le mani e il capo!».
Soggiunse Gesù: «Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto mondo; e voi siete mondi, ma non tutti».
Sapeva infatti chi lo tradiva; per questo disse: «Non tutti siete mondi».
Quando dunque ebbe lavato loro i piedi e riprese le vesti, sedette di nuovo e disse loro: «Sapete ciò che vi ho fatto?
Voi mi chiamate Maestro e Signore e dite bene, perché lo sono.
Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri.
Vi ho dato infatti l’esempio, perché come ho fatto io, facciate anche voi.

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Giovedì santo

Più che il sacramento

Il gesto descritto dal vangelo di Giovanni svolge, nella trama del vangelo, un ruolo simile a quello dell’eucaristia nei vangeli sinottici: rivela il senso della passione ormai prossima e traccia la strada della chiesa nel mondo. L’eucaristia non è il ricordo della morte di Gesù, che nell’ultima cena è vivo e vegeto, ma l’annuncio della morte, la spiegazione del significato profondo che ha la sua morte, che non è l’esito fortuito di eventi divenuti incontrollabili ma il compimento di una vita spesa nell’amore e nel servizio.

Il vangelo inizia parlando della consapevolezza di Gesù, ma non dobbiamo pensare che Gesù sappia tutto perché è Dio, semplicemente lui è perfettamente cosciente della situazione e decide di affrontare la morte con libertà e serietà. La grande consapevolezza e la libertà di Gesù, che lo portano ad essere fedele fino alla morte, appaiono ancora più evidenti se messe a confronto con l’atteggiamento dei discepoli: di tradimento come Giuda, di incomprensione come Pietro, o il silenzio attonito e poco significativo con cui tutti gli altri accolgono il gesto di Gesù. Gesù non solo è fedele nell’amore ma anche nell’insegnamento e non si stanca di essere maestro anche davanti all’incomprensione. Il gesto della lavanda continua a manifestare e rivelare quel Dio che Gesù ha raccontato fin dall’inizio del suo ministero, un Dio che svela la sua grandezza nell’amore e nel servizio. Il gesto di Gesù è certamente un gesto umile, ma non è questa la sottolineatura principale, la dignità di Gesù si rivela pienamente proprio nell’amore fedele e perseverante, nell’amare sino alla fine. Ciò che avviene in modo totale sulla croce.

Ma non è facile accogliere questo amore. Pietro per primo si tira indietro. Non è facile farsi toccare, lasciare che qualcuno prenda fra le sue mani i miei piedi, li massaggi, li bagni, li asciughi. Eppure è necessario lasciarsi toccare dalla misericordia di Gesù, perché è la sua fedeltà che può guarire le nostre infedeltà. Sono le sue mani che curano i miei piedi affaticati, feriti, sporchi e sudati, se io sono capace di mostrarli e di lasciare che li tocchi.

La difficoltà a mostrare i piedi e lasciarli toccare aumenta anche per il fatto che solo dopo aver ricevuto il gesto lo si può comprendere in tutta la sua portata. Noi invece vogliamo capire, vogliamo sapere tutto prima! Prima di fare una cosa qualsiasi richiediamo che tutto sia pianificato, chiarito, sperimentato. Ci piace tenere in mano le situazioni, evitare sorprese ed imprevisti, essere pronti. Ma nell’amore questo non è sempre possibile. L’amore è sempre qualcosa che stupisce, meraviglia, fa sentire inadeguati, eppure è ciò che ci permette di uscire da noi stessi e realizzare grandi progetti. In fondo Gesù non chiede qualcosa di diverso, chiede che ci fidiamo dell’amore, anche se non si capisce perché lui debba amare proprio me, con i limiti che riconosco in me stesso, con la difficoltà che ho nella fedeltà, nella perseveranza. A Pietro che non capisce e che vuole sottrarsi a questo gesto Gesù dice: lasciami fare comunque, capirai dopo. Spesso le cose si comprendono solo dopo, si scoprono vivendo, e Gesù invita a fidarsi di lui, a lasciare che compia su di noi quel gesto incomprensibile.

Perché è solo lasciandosi toccare da questo amore che potrò poi andare incontro agli altri con la benevolenza che ho sperimentato su di me. Perché il gesto di Gesù non finisce quando lui si rialza dopo aver lavato i piedi, anche la spiegazione e il comando di lavarsi i piedi reciprocamente ne fanno parte. La reciprocità non significa solo che uno deve lavare a sua volta dopo averlo ricevuto, perché già nel semplice fatto di lasciarsi toccare è insita una reciprocità. Il gesto richiede la presenza e l’assenso di due persone, una che lava e una che porge i piedi, una che serve e una che accoglie il servizio, una che si spoglia per lavare e una che riceve l’intimità della nudità esposta dell’altro.

Giovanni ha scelto di non raccontare l’istituzione dell’eucaristia. Per noi questo è strano, molto strano, soprattutto se pensiamo che le comunità cristiane già la celebravano quando Giovanni ha scritto il suo vangelo. Forse proprio per questo l’evangelista sceglie una via diversa: perché raccontare una cosa che tutti già fanno? Perché fissarsi sul rito che già tutti conoscono? Meglio forse andare al di là del rito, alla concretezza a cui il rito rimanda. Quel corpo e quel sangue sull’altare rimandano al corpo spogliato di Gesù inchinato sui piedi dei discepoli. Il sacramento del corpo e del sangue di Gesù ci rimanda sempre al non-sacramento, a qualcosa che lo supera e lo eccede, alla realtà che il sacramento vuole significare. La lavanda è un rito che mette in crisi la ritualità, qualcosa che ci riconsegna la realtà e la realtà è l’altro, l’altro che mi è reciproco, che si lascia toccare da me e che si mette al mio servizio. Celebrare il sacramento significa voler andare oltre il sacramento perché la presenza reale di Gesù è sicuramente nel pane ma più ancora nell’altro, nei piccoli, nei fratelli che attendono acqua, pane, affetto, fiducia…

 

Commento di Don Domenico Malmusi

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